Anna Pirozzi: l’intervista e i suoi consigli

Quest’estate, mentre lavoravo al MOF (Macerata opera festival), rimasi molto colpito dalla voce di un soprano. Una voce ampia, ricca e facile che riempiva lo Sferisterio. Per non parlare , poi, della potenza degli acuti… Iniziai ad indagare cercando su youtube e google, ma non riuscì a capire bene tutto il suo percorso artistico fino a quando non ebbi la fortuna di parlarle su Skype.

Avevamo un’amicizia in comune che ci mise in contatto e la sua disponibilità fu immediata. Così ha avuto inizio questa intervista assai piacevole con una cantante lirica che, a mio giudizio, lascerà molti ascoltatori a bocca aperta (come è già successo):

Anna Pirozzi


Partiamo dalle tue origini artistiche, quando hai iniziato ad interessarti al canto lirico?

Avevo 25 anni quando mi sono iscritta all’istituto musicale nella classe di canto. Pensa che prima mi ero iscritta alla classe di percussioni, ma non mi piaceva fare solfeggio e così abbandonai. Nel frattempo iniziai la mia piccolissima attività di cantante pop, facendo pianobar ,concerti e concorsi.. e ne vincevo tanti… e molti mi dicevano “perchè non vai a studiare in Conservatorio canto lirico?” e io rispondevo “per carità il canto lirico non mi piace assolutamente…” poi ho cabiato idea, iniziando a pensare che volevo imparare a leggere la musica. Mi iscrissi alla classe di canto e voilà, iniziai… Ricordo che dovevo portare un’aria all’ammissione per entrare al Conservatorio e l’unica cosa “più lirica” che conoscevo era l’Ave Maria di Schubert. Il maestro che mi ascoltò mi disse “tu hai già cantato l’opera?” e io risposi “No mai” e lui “allora hai una predisposizione naturale al canto lirico. Quindi ho studiato, si, ma nella mia voce c’è molta natura, ringraziando Iddio.

Raccontaci un pò del tuo percorso artistico.

Ho iniziato lo studio del canto all’istituto musicale in Valle d’Aosta con il maestro Marco Ricagno. Lui è stato il maestro che mi ha fatto venire la passione per l’opera. Con lui ho ascoltato per la prima volta Maria Callas ed è stato un colpo di fulmine. Poi mi raccontava delle trame delle opere come se fossero dei film e dentro di me pensavo a quanta arte mi ero persa in 25 anni. Perchè fino a che non conosci l’opera non puoi dire che non ti piace…

Non ho solo iniziato a studiare tardi, ma anche il mio debutto avvenne tardi… solo 3 anni fa. Ovviamente con il repertorio pesante che faccio forse 37 anni è l’età giusta per iniziare.

E prima non avevi mai cantato?

Prima ho fatto molta gavetta. Dopo questi 4 anni di studio all’istituto musicale mi sono iscritta al conservatorio di Torino dove insegnava la signora Silvana Moyso che mi ha aiutato molto. Successivamente sentivo il bisogno di altro, di mettermi alla prova di trovare qualcuno che valorizzasse le mie capacità e mi accorsi di non dover andare troppo lontano perchè capii che quel qualcuno era proprio vicino a me, un amico, baritono, che dalla prima volta che mi ascoltó, mi disse che avrei potuto avere delle carte da giocare, così mi affidai a lui.

Chi è questo amico?

Questo amico è un baritono in carriera e si chiama Federico Longhi.

Ho studiato con lui una decina d’anni con varie interruzioni. E’ stato lui che mi ha perfezionata e seguita. I primi successi sono arrivati con lui e lo ringrazierò sempre… Intato ho fatto molti masterclass con vari nomi tra cui Luciana d’Intino, Mirella Freni, Daniela Dessì, Rockwell Blake. Da ognuno prendevo qualcosa e queste esperienze mi hanno arricchito molto.

La mia gavetta è iniziata col coro femminile, coro polifoninco, poi coro opera, piccole particcine, fino ai grandi ruoli in piccoli teatri di provincia per circa 6/7 anni. Qeusto mi ha fortificata tantissimo. Ringrazierò sempre chi mi ha dato l’oportunità di lavorare perchè sono arrivata al grande teatro con le ossa forti e la voce matura. Anche studiando la voce migliora, ma non basta la teoria ci vuole l’esperienza.

E nel giugno 2012 arriva il mio debutto al Regio di Torino come Amelia nel Ballo in Maschera.

Ricordo la difficoltà che ho avuto a trovare un’agenzia che mi desse fiducia, ma niente, ero troppo vecchia. Nonostante il repertorio che facevo non riuscivo in nessun modo. Solo con il passa parola ci sono riuscita; vennero a cantare nei giri di provincia dei nomi e dissero “tu che ci fai qui? Tu devi cantare nei grandi teatri!”. Uno di questi parlò con un agente e così l’agenzia mi prese solo ascoltandomi su youtube. E da li sono partita.

Quindi o entri in agenzia o non canti..

Esatto. Ci vuole anche un po’ di fortuna.

Quali sono le caratteristiche che secondo te servono ad un cantante per il raggiungimento di un importante livello professionale?

Innanzitutto una voce ed una tecnica impeccabile. Puoi piacere o non piacere, ma a livello tecnico devi essere alla perfezione. Bisogna avere anche tanto coraggio nell’affrontare il pubblico e buttarsi, e questo lo puoi fare solo se sei sicuro di te stesso. Io mi affido molto alla mia sicurezza tecnica e quando sono sul palco do’ il 1000 per 1000.

Quindi studio, gavetta, esperienza e… agenzia [e ci facciamo una risata]

Quali sono e quali sono stati i cantanti a cui hai fatto riferimento?

Io ho ascoltato e ho studiato sulle grandi voci del passato. Non dico che non ci sono grandi e belle voci oggi, però è cambiato il modo di cantare. La voce di Maria Callas, di Ghena Dimitrova, di Del Monaco, Di Stefano, Corelli, Daniela Dessì, Pavarotti… queste sono le voci che prendevo come punto di riferimento nello studio. La voce è la propria, ma la tecnica e l’espressività cercavo di rubarla da questi cantanti. Si potrebbe dire che il canto è imitazione, che non significa imitare un cantante, ma riuscire a prendere degli spunti sulle modalità di canto.


 

ASCOLTA ANNA PIROZZI NEI PANNI DI AIDA


Che cos’è l’opera per te?

Per me è quasi la vita. Non potrei farne a meno. Quando sto troppo a casa che non lavoro mi sento che mi manca qualcosa. Certo io ho mia figlia che è la cosa più bella e dopo viene il canto. Però quando mi manca cantare è come se mi si togliesse il respiro.

Vivere il palcoscenico, vivere queste storie, i personaggi.. io entro molto nel personaggio e mi immedesimo, mi emoziono tanto e così emoziono anche gli altri. Per me l’opera è molto importante e sono proprio appassionata. Io vado ad ascoltare i miei colleghi in teatro. Proprio mi piace! Sta mattina per esempio mi sono guardata in televisione tutto il Don Carlo.

Quindi è proprio amore! Amore per l’opera.

Cosa provi prima di salire sul palco?

All’inizio era veramente difficile perchè come se ti venisse da svenire, il cuore ti batte a mille, non riesci a respirare però devi entrare, cantare e respirare bene. A volte addirittura ricordo che ho detto “No, no, non entro.. non ce la faccio, sto male, sto male!”, ma poi quando vedi il pubblico e il direttore davanti a te, devi tirar fuori le palle. Le prime volte si spezzava la frase diverse volte per prendere respiri, poi diventa quasi meccanico. Però ancora adesso prima di entrare ho il cuore a mille, poi però salgo sul palco e dopo il primo minuto mi calmo e cerco di trasformare questa emozione (che ti può bloccare) in una emozione da trasmettere. Infine ti prende la gioia e non ci pensi più. Però per la Scala.. [un’altra risata]

Tra le tue esperienze del teatro quale ricordi con più soddisfazione? Forse questa domanda te l’avrei dovuta fare fra qualche giorno visto il tuo imminente debutto alla Scala!

No, ho già cantato in grandi teatri! Una bella soddisfazione è stata quella di Salisburgo. In quella occasione ho sostituito una collega all’ultimo minuto nel famosissimo festival di Salisburgo dove stavano facendo il Nabucco diretto da Riccardo Muti. Io ero a casa tranquilla, mi chiama il mio agente e mi dice “stai bene Anna?” ed io risposi di si e lui “no, ma stai veramente bene?” ed io ripetei che stavo bene e non capivo cosa volesse dire e il mio agente continuò “devi partire subito.. te la senti di fare Nabucco a Salisburgo con Muti domani?” e io senza pensarci un attimo risposi di si! Il ruolo di Abigaille lo avevo cantato molte volte quindi ero sicura di me stessa, però andare li ed avere il successo che ho avuto… Dopo la mia prima parte musicale, il pubblico applaude e si alza in piedi – a Salisburgo! – è una grande soddisfazione. Da li mi si ricorda per questo, ma stava già andando bene prima di questa occasione.

Un’altra grande soddisfazione è quando il pubblico, finita la recita viene a complimentarsi con le lacrime agli occhi.

Cosa ne pensano i tuoi familiari della scelta che hai fatto?

Un disastro! La mia famiglia non mi appoggiava per niente, anche se poi facevo come volevo, tutti continuavano a dirmi “ma smettitela! Trovati un lavoro serio!!”. All’epoca lavoravo nel sociale, con gli anziani. Io volevo lasciare questo lavoro, ma ero arrivata al punto che mi ero demoralizzata perchè non riuscivo a trovare un’agenzia e volevo mollare il canto. Invece poi ho detto “Ma perchè?? Eppure ci deve essere qualcosa, eppure la gente dice che sono brava, voglio tentare fino all’ultimo”. E così testarda, ci ho creduto… Ora i miei familiari sono molto contenti e mi vengono spesso ad ascoltare.

E’ stata la mia caparbietà e l’amore per l’opera a farmi arrivare dove sono.

Ti senti di aver raggiunto l’apice della tua carriera o aspiri ad altro?

Con la Scala credo che sto salendo sulla cima. Diciamo che sono su un buon livello, ma ho tanto da dare. La mia voce continuerà a maturare espressivamente e tecnicamente e ho voglia di fare tante e tante cose.

Naturalmente la scala è un punto di arrivo e anche di partenza!

Quali sono gli aspetti negativi del tuo lavoro?

Purtroppo entriamo in una nota dolente… Ho scoperto un mondo molto brutto fatto di invidie e gelosie; di gente pronta a tutto per distruggerti e metterti in cattiva luce pur di avanzare.

Purtroppo, nel mio caso, dare fastidio per la voce che hai e quindi metterti da parte. E’ un mondo molto brutto… Io sono napoletana e tutto quello che mi arriva è oro. Ho fatto fatica e sacrifici per arrivare qui e tutta questa cattiveria non ce l’ho. Quindi quando la ricevo ci sto veramente male. Ancora adesso ne subisco e devo riuscire ad essere forte ed andare avanti. Fortunatamente c’è l’amore per l’opera che ti fa superare tutto. Quindi devi riuscire a non farti prendere e non entrare in questo vortice.

Molte persone, poi, con il successo perdono la testa. Bisogna avere sempre i piedi per terra. Per fortuna io ho la mia famiglia e quando si chiude il sipario finisce tutto e ti rimangono le cose vere della vita.

Ci sono molti giovano che cercano di fare la tua stessa carriera. Che consigli ti senti di dargli?

[cambia tono] Io voglio rimproverare tutti i giovani perchè vogliono arrivare troppo presto ai grandi palcoscenici! Dovete fare la gavetta, non c’è niente da fare!! Anche se ci vorrà un po’ più di tempo vi sarà di aiuto.

Io non do lezioni di canto, ma molti giovani dopo che ho cantato mi vengono a chiedere consigli. Mi capita che poi quando li metti di fronte alla verità, cioè che non respirano bene o c’è qualcosa che non va, si risentono. Quando ascolto una voce, vorrei sentirla sana, naturale ben messa, la tecnica è una, non ci sono altri mezzi o scuse, il canto sul fiato, l’appoggio, respirare correttamente sono la chiave per cantare bene. Quindi non riesco ad essere falsa con i giovani che hanno le difficoltà tecniche, al contrario di molti maestri che mandano i propri allievi a fare concorsi e audizioni che poi vanno male lasciando nei giovani delusioni e amarezze.

Io quindi consiglio di avere pazienza, di studiare. Di non cantare dopo poco i ruoli interi, ma iniziare dai vo-ca-li-zzi, le arie da camera e successivamente passare alle arie d’opera.

Però ci si può riuscire come ce l’ho fatta io! Bisogna essere testardi e tentare. Le cose non vengono da sé, bisogna andarsele a cercare. Non puoi apettare che arrivi dal cielo. Ci si deve dare da fare!

Come ti prepari prima di fare una recita?

Importante prima di una recita dormire e mangiare bene. Di solito 2-3 ore prima di una recita mi mangio delle proteine, che al contrario dei carboidrati non vengono bruciati subito.

Parlarlo poco e mi concentro leggendo il testo dell’opera. Non sono d’accordo con chi fa troppi vocalizzi in camerino e si stanca. Secondo me bisogna scaldarsi bene il centro e non arrivare agli acuti.

Molti dei tuoi colleghi hanno dei portafortuna o dei riti scaramantici. Tu ne hai?

Essendo napoletana ho il mio bel cornetto rosso. A volte in alcuni teatri dove so di energie negative mi porto il sale e prima di entrare in palcoscenico lo butto alle mie spalle.

Poi, prima di entrare mi faccio il segno della croce.

Come vedi l’opera nel futuro?

In Italia non bene! All’estero non proprio un disastro, ma vedo questa tendenza a cancellare tutto il passato e cosa volevano veramente i compositori. Io parlo soprattutto delle regie. Faccio delle regie atroci! Io sono molto classica, però posso capire una regia contemporanea, ma che ci sia un filo conduttore con la trama originale. Raccontare tutta un’altra storia non va bene. E questa è un po’ la tendenza all’estero. Però le cose si fanno e vieni riconosciuto come professionista, mentre invece in Itala no.

Molti teatri italiani non hanno i soldi per fare le produzioni e decidono di farle ugualmente sulle spalle dei giovani. E la scusa è quella che anche se non ci canto io, ci saranno dei giovani che a costo di debuttare cantano anche gratis. E’ una presa in giro! E questo ricade sulla qualità di quello che viene messo in scena.

Io sto aspettando soldi da 4 teatri italiani! Lo faccio sì, per amore, ma devo anche viverci di questo e quando sono fuori le spese dell’affitto e del cibo sono a carico mio.

In Italia poi a livello politico non si riconosce più la cultura e non ci sono i fondi per l’arte in generale e la situazione sembra andare in declino. Mi dispiace molto perchè poi devo cantare all’estero, quando invece vorrei cantare in Italia, perchè ci sono i teatri più belli del mondo ed è il luogo dove quest’arte è iniziata ed è cresciuta.


 

Alla fine della registrazione dell’intervista oltre a parlare di lei e della sua vita, abbiamo iniziato a parlare di me e in maniera molto semplice e disponibile ha dispensato i suoi consigli lasciandomi un senso di ottimismo ed energia!

Credo che i cantanti come Anna Pirozzi sono quelli che hanno il vero diritto di calcare le scene dei teatri importanti e se lo meritano sia per la grande vocalità sia per gli sforzi fatti per raggiungere tali obiettivi.

Un nome di cui sentiremo parlare molto!

 

FOTO di Victor Santiago

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Luca

Baritono, amante dell'opera e di tutto quello che riguarda i social media. Nella mia vita non ho mai smesso di studiare e credo mai lo farò.

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