Il controtenore

In questo post vi parleró di una vocalitá che é tornata lentamente alla ribalta a partire dalla metá dello scorso secolo, quella del controtenore.

Da dove e come viene definito il termine controtenore?

 

All’interno di questa categoria si possono suddividere due vocalitá, quella del sopranista e del contraltista e cercando su wikipedia si legge che:

“l’etimologia deriva dalla musica polifonica in cui si denominava contratenor altus o contra altus la parte medio-acuta delle composizioni, originata dal contratenor. Per estensione, colui che cantava tale parte veniva chiamato contralto.[…] 

Si puó dire che il contratenor (altus o bassus) era quella voce che andava ad aggiungersi in acuto o nel grave alla voce principale, ossia il tenor (molto distante dalla definizione che attribuiamo oggi al termine tenore).

Questa vocalitá si sviluppó in seguito alla decisione della Chiesa di Roma di prendere alla lettera  lo scritto di San Paolo che dice “mulier taceat in ecclesia”, cosí che i canti sacri vennero da quel momento in poi, e per tutto il periodo della controriforma, eseguiti esclusivamente da voci maschili.

L’utilizzo del castrato.

Le voci che dovevano salire verso l’acuto si videro quindi costrette all’ultilizzo del falsetto e nel ‘500 e ‘600 divenne una moda l’uso del castrato per questo tipo di tessiture. Infatti per tutto questo periodo storico verrá fatto largo utilizzo della pratica dell’evirazione che consisteva nell’asportazione dei testicoli nei bambini in un etá prepuberale (8 – 10 anni). In questo modo non si venivano a modificare le caratteristiche sessuali secondarie e non avveniva la muta della voce. Si poteva cosí mantenere la voce acuta infantile (molto simile a quella delle donne) avendo peró capacitá fisiche differenti da quelle femminili, tra cui una maggiore capacitá polmonare e di conseguenza un suono piú potente.

Questa usanza nel corso del tempo venne meno fino a scomparire completamente a favore del ritorno delle voci femminili. L’ultimo evirato della storia della musica fu Alessandro Moreschi (1858 – 1922) di cui si hanno fortunatamente delle registrazioni su cera dei primi del ‘900. Grazie a questa testimonianza ci si puó fare un’idea sul tipo di vocalitá prodotta attraverso l’utilizzo della castrazione. Molti sostegono che la fama di questo cantante non sia supportata da altrettante qualitá musicali e canore, mentre altri pensano che sia un ottimo artista e che semplicemente il gusto musicale della nostra epoca sia molto differente da quello del passato. A mio parere bisognerebbe pensare che le registrazioni fatte con gli strumenti e i supporti dell’epoca sono di scarsa qualitá e non comletamente veritiere, tenendo comuqnue sempre a mente l’alto valore storico di queste incisioni.

Che ruolo copre oggi il controtenore?

Dagli anni ’50 del ventesimo secolo si é assistito ad un recupero della prassi esecutiva della musica antica e il termine controtenore venne attiribuito per definire il cantante di sesso maschile che canta nel registro femminile, spesso utilizzando il falsetto e rimpiazza la figura dell’ormai scomparso castrato.

Tutt’oggi l’utilizzo dei controtenori e l’esecuzione del repertorio barocco rimane, soprattutto in Italia, un genere di nicchia non troppo conosciuto e ingiustamente poco apprezzato.

Vediamo qui di seguito alcuni esempi di contraltisti e sopranisti dei nostri tempi.

Molti definiscono i controtenori anche “falsettisti“, ma non tutti sono d’accordo su questa definizione dicendo che alcuni contraltisti o sopranisti riescono ad emettere suoni “naturali” nel registro di contralto o soprano.

E voi siete d’accordo su quest’ultima definizione?

 

 

(Nell’immagine principale del post il ritratto del famoso castrato Carlo Broschi (1705 -1082), meglio conosciuto come Farinelli)

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Luca

Baritono, amante dell'opera e di tutto quello che riguarda i social media. Nella mia vita non ho mai smesso di studiare e credo mai lo farò.

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