Otello da Amburgo

 

La recita di Otello dell’11 Gennaio alla Staatsoper di Amburgo è stata accolta favorevolmente dal pubblico, almeno sotto il profilo musicale.

Lo spettacolo di Calixto Bieito, ideato nel 2014 per il teatro di Basilea, non ha aiutato a comprendere il capolavoro verdiano.

Il palcoscenico è una sorta di spazio vuoto e nero il cui suolo è cosparso di pozzanghere e solitarie barre ferrose. Unico elemento colorato è una struttura gialla, un sorta di gru mozzata, che assolve plurime funzioni. Essa è l’imbarcazione di Otello all’apertura dell’opera ma anche la camera di Desdemona nell’ultimo atto. Diventa macchina di morte per l’impiccagione di un uomo durante la scena di Desdemona col coro delle donne all’atto secondo – soluzione sonoramente male accolta dal pubblico – e il nascondiglio da dove Emilia origlia le perverse trame di Iago sulla psiche del Moro. Non siamo a Cipro ma in luogo indeterminato dal clima decisamente freddo con Desdemona ed Emilia avvolte in pellicce voluminose. I Ciprioti sono dei prigionieri che cantano Una vela, Fuoco di gioia e Brindisi a mani legate, vessati e malmenati dagli uomini della squadra di Otello. Personaggi principali e secondari vestono eleganti abiti da sera e sembrano reduci da una festa con troppo alcol e poca allegria.

Figura centrale del dramma e onnipresente sul palco è quella dello Iago di Claudio Sgura, il miglior cantante della serata.

Voce potente e brunita, Sgura riesce sempre a mantenere un’emissione morbida e un fraseggio intenso. Anche nelle invettive e nelle esplosioni venefiche della sua ambizione malata, il baritono non forza mai e la parola arriva chiara. Il suo Iago è un personaggio mostruoso e fagocitante; egli brama furiosamente tutto ciò che Otello possiede e rappresenta. Il suo Credo, in definitiva, identifica pienamente la sua personalità brutale e cinica.

Efficace sul piano vocale ed interpretativo la Desdemona di Svetlana Aksenova. Il regista catalano mette a dura prova la psiche della sposa di Otello. Desdemona, infatti, è ignorata dal Moro durante la ‘notte densa’ del duetto d’amore che chiude l’atto I, stuprata dal marito in scena durante l’atto III – immediatamente prima del ‘Dio mi potevi scagliar’ – e sottoposta all’inizio di un linciaggio di massa alla fine dello stesso atto. Con questi presupposti, Desdemona arriva alla scena del Salice in una stato di semi pazzia. La sua bella canzone è pervasa dal senso di angoscia di una morte imminente. Il soprano russo sfodera un timbro pieno e vellutato soprattutto nel centro. La gamma acuta è proiettata invece con meno rotondità ma con controllo assoluto dei volumi.

Il ruolo del protagonista è stato interpretato dal tenore Marco Berti che ha sostituito l’indisposto Carlo Ventre.

Berti è stato un Otello tonante, efficace nelle elettrizzanti esplosioni di furore e nei pieni sonori di tanti passaggi di questa parte tremendamente complessa. Dove il canto necessita di un legato puro e il fraseggio è sospeso nel passaggio di registro però, Berti non sempre manovra in modo elegante e l’intonazione ne risente.

Bene il Cassio di Markus Nykanen e l’Emilia Nadezhda Karyazina. Corretti il Rodrigo di Peter Galliard, Lodovico di Alexander Roslavets, Montano di Bruno Vargas e l’Araldo di Michael Kunze.

Bella la prova del coro dello Staatsoper e di alto livello la prestazione dell’orchestra sotto la guida di un’altro italiano: il Maestro Paolo Carignani. Cargnani ha saldamente garantito l’equilibrio tra le voci e l’orchestra, dato ai cantanti modo di respirare ed esprimere senza compromettere il fluire del discorso musicale.

Il teatro musicale beneficerebbe della maggiore presenza di personaggi come Carignani.

Conoscitori esperti del linguaggio musicale e delle voci, che creativamente mettono in luce il genio dei grandi compositori del passato.

 

immagini: Il trovatore, Royal Opera House © 2016 ROH. By Clive Barda

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