Intervista al soprano Patrizia Cigna

Questa intervista è nata per caso. Grazie ad un amicizia in comune, tempo fa, sono entrato in contatto con questo bravissimo soprano, Patrizia Cigna, e negli ultimi giorni sono riuscito a strappargli un’intervista che è avvenuta su Skype.

Abbiamo avuto alcuni problemi di comunicazione, ma è stato molto piacevole ascoltare le parole sincere e modeste di un’artista che può vantare una carriera di oltre 20 anni.

Tra piccole confessioni e qualche risata questo è quello che ne è uscito fuori.


 

Che cosa sognavi di diventare quando eri bambina?

Non sono la classica persona che ti dirà che sognavo di cantare e diventare una stella dell’opera, più che altro avevo voglia di non rimanere nel mucchio. Ho passato una fanciullezza molto spensierata facendo molte cose differenti tra cui entrare in un coro all’età di 7 anni per non annoiarmi alla messa, far parte di una radio locale, di un gruppo storico di sbandieratori e giocare a calcio. Mi piaceva stare al centro dell’attenzione, ma non pensavo assolutamente di fare la solista.

Anche tua sorella gemella Paola è un soprano affermato, questo ti ha aiutato nello studio del canto?

All’inizio dello studio si. Ora ci scambiano l’una per l’altra e questo è un po’ fastidioso. Se qualcuno legge su un cd “Cigna” non si prende la briga di vedere se sono io o mia sorella a cantare.

Però all’inizio è servito moltissimo. Studiando sempre insieme, specialmente nelle lezioni private, si facevano doppie lezioni. Per me era facile capire quello che faceva Paola, dove faceva bene e dove sbagliava. Era una capire meglio il proprio strumento vocale osservando il corpo di mia sorella e ascoltando il suono.

I tuoi genitori ti hanno aiutato e supportata nella scelta di fare la cantante?

Si, ci hanno supportato e sopportato [e qui parte una risata di entrambi] perchè eravamo in due a cantare e suonare il pianoforte e credo non sia stato facile. Oltretutto mentre andavamo al conservatorio abbimo fatto 7 anni di lezioni private. Non c’era consapevolezza né da parte nostra nè da parte loro di capire dove si volesse arrivare, ma ci hanno comunque assecondate nelle nostre scelte senza metterci i bastoni fra le ruote. In una famiglia dove teoricamente solo una avrebbe potuto fare l’università, siamo invece riuscite a studiare entrambe. Grazie a Dio c’erano delle borse di studio che permettevano a chi aveva dei buoni voti al conservatorio di non pagare le tasse. Abbiamo marciato su questo per tutti gli anni dello studio cercando di avere i voti più alti.

Quali sono stati i tuoi più grandi successi?

Il primo che mi viene in mente è il mio debutto come Amenaide in Tancredi al teatro Malibran di Venezia (quando ancora la Fenice non era stata aperta). Anche se già stavo cantando da qualche anno, questo mi permesso di farmi conoscere a livello internazionale. E’ stata una cosa particolare perchè prima non mi considerava nessuno e dopo hanno iniziato ad osservarmi con più attenzione.

Oltre a questa la Regina della notte portata in giro per il mondo, una Zerbinetta in tonalità più acuta e poi tante cose nell’opera. Ho sempre avuto facilità a stare in scena, quindi è sempre stato un successo sotto quest’aspetto.

Com’è la vita da cantante?

Da sola.. [e sospira]. Imparare a stare soli, sopratutto per me che sono nata in coppia, non è stato facile. Un’altra difficoltà è quella di salvaguardare sempre la voce. Non è che puoi fare feste e divertimenti ogni sera. Bisogna stare un attenti all’igiene vocale, soprattutto se poi si ha a che fare con acuti e sovracuti. Pochi giorni fa ero in Brasile ed è stata una continua lotta contro l’aria condizionata. Chi ti sta intorno non vede l’ora che te ne vai, ma alla fine l’ho avuta vinta [e ride di nuovo] poi da qui vengono fuori tutte le pazzie dei cantanti.

Però si prende anche il buono di questa vita come il conoscere sempre nuove persone, i viaggi che nonostante siano stancati ti danno la possibilità di spostarti e di vedere posti nuovi. Per me è un grande pregio di questo lavoro.

Hai dei consigli che ti senti di dare ai giovani che si stanno avvicinando al mondo dell’opera?

Una cosa che farebbe bene a tutti avere dei paragoni. Non solo l’insegnante dovrebbe essere in grado di fare degli esempi vocali, ma anche lo studiare con altri ragazzi della propria corda per capire le difficoltà degli altri e le facilitazioni. Questo allora accelera un po’ l’apprendimento del canto.

Sicuramente anche di avere tanta passione, oppure di cambiare mestiere, perchè la condizione del cantante si è complicata nel corso degli anni. Oltretutto di lavorare duro. Vedo tra i giovani cantanti una mancanza di rigore nello studio in generale e superficialità nello studio della parte. Molti non la sanno al momento in cui ci si presenta per la prima prova musicale e questo per me è intollerabile.

Manca un po’ di serietà, cosa che sta mancando un po’ dappertutto.

Quali sono stati i maestri che ti hanno aiutato di più nel tuo percorso formativo?

Le due principali sono Jolanda Meneguzzer, che mi ha tirato fuori la voce e quella che mi ha seguito nei 5 anni di conservatorio, Maria Grazia Germani. Poi i consigli li ho avuti da molti cantanti più o meno famosi. Anche solo ascoltare dei grandi colleghi con cui avevo la fortuna di lavorare a me bastava.

Non sono mai stata una che è andata a chiedere i consigli, perchè pensavo di aver capito. Però ho ascoltato molto.

[poi apre una parentesi] io sono stata fortunata a trovare delle insegnanti che non mi hanno rovinato la voce. Trovare un giusto insegnante non è facile e adesso che insegno e faccio masterclass me ne rendo conto ancora di più.

Raccontaci delle cose simpatiche che ti sono capitate in teatro.

Oddio! Sai che non me ne viene in mente neanche una.. [e riflette]. Tutti gli scherzi che mi sono capitati sono avvenuti in opere mozartiane. Mi ricordo una volta in Nozze di Figaro invece di avere la lettera sull’aria, mi trovai una lettera d’amore di un macchinista che mi ha confuso parecchio mentre cantavo. Poi tutte le persone che non entrano in scena quando dovrebbero o un vestito che mi si strappa proprio mentre entro in scena. Ma adesso non mi vengono in mente cose esilaranti.

Se tornassi indietro faresti delle scelte differenti?

Lo sto dicendo da un po’ di tempo che se tornassi indietro non sarei tornata in Italia, preferendo la carriera all’estero per lavorare di più. Adesso aver avuto prevalentemente la propria attività in Italia è come avere una marcia in meno.

Quali sono i tuoi prossimi impegni?

Ho un Requiem di Mozart che farò a Ferrara. Questo sarà un concerto di beneficenza e un ricordo al Maestro Abbado al quale è stato dedicato il Teatro Comunale di Ferrara. Questa è la musica che preferisco. Mi piace essere in scena, ma ancora di più tutto quello che è sinfonico. Mozart soprattutto è l’autore che preferisco e quello che mi ha dato più soddisfazioni.


 

L’intervista con il soprano Patrizia Cigna si conclude qui, ma noi abbiamo continuato a parlare per un po’ di canto, maestri e della vita in generale. Questa conversazione mi ha lasciato in mente l’idea che se il valore artistico è accompagnato da altrettanto valore morale la persona diventa non solo un esempio da seguire, ma anche da ammirare. Vi invito ad ascoltare le registrazioni e i video di questo bravo soprano.

Se volete approfondire tutto il suo percorso artistico e volete altre informazioni vi consiglio di visitare la sua pagina ufficiale.

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Luca

Baritono, amante dell'opera e di tutto quello che riguarda i social media. Nella mia vita non ho mai smesso di studiare e credo mai lo farò.

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