Un tesoro verdiano di 5000 pagine

In questi giorni si è parlato molto del nuovo tesoro portato alla ribalta da un’inchiesta di Mauro Balestrazzi per la rivista Classic Voice. Ma vediamo i dettagli di quello che si è detto, per chi non ha avuto modo di leggerla.

Si parla di un archivio intonso di manoscritti musicali del Maestro,

spesso prime stesure o abbozzi di opere, che solo pochissimi studiosi e musicisti illustri hanno potuto osservare, lasciati in eredità da Verdi presso la Villa Verdi di Sant’Agata (Villanova d’Arda – Piacenza). C’è ancora molto da scoprire e la vicenda è avvolta dal mistero, infatti, nonostante siano passati 114 anni dalla morte di Verdi questi scritti musicali (conservati in carpette) sono ancora tenuti gelosamente al segreto dagli eredi del compositore.

L’elenco delle opere di questo tesoro verdiano, pubblicato per la prima volta ieri dalla rivista Classic Voice, comprende 12 titoli tra cui: Luisa Miller, Rigoletto, Il trovatore, La traviata, Stiffelio, Un ballo in maschera, La forza del destino, Don Carlos, Aida, Simon Boccanegra, Otello e Falstaff, inoltre il “Libera me, Domine”, il Quartetto per archi, la Messa di Requiem e i Pezzi sacri e questi abbozzi e scritti sarebbero 4671 e sono custoditi in un luogo sconosciuto.

Questo mistero è, almeno in parte, svelato grazie al testamento del maestro, redatto il 14 maggio del 1900, in cui sottolinea come i suoi eredi debbano tenere il giardino e la sua proprietà integra e uguale a come l’aveva lasciata

“Faccio obbligo alla mia erede di conservare il giardino e la mia casa in S.Agata nello stato in cui ora si trova, pregandola di voler mantenere nello stato attuale tutti i prati che attorniano il giardino. Tale obbligo viene anche fatto ai suoi eredi od aventi causa”

La stirpe verdiana conta molti notai e nessun musicista (forse per non sentire la responsabilità del grande nome portato?) e ci fa ben capire il perchè del rispetto e la protezione con cui gli eredi abbiano tenuto le proprietà.

Questo tesoro verdiano è da tempo soggetto alle attenzioni di molti musicologi e studiosi che sognano di poter portare alla luce questi manoscritti di valore inestimabile, ma, ad ora, l’unica opera scientifica con le fonti provenienti da quest’archivio è La Traviata, con una preziosa edizione del 2000 con schizzi e abbozzi autografi.

Una leggera apertura si era vista con Alberto Carrara Verdi, che aveva concesso altre uscite di abbozzi dello Stiffelio, Un ballo in maschera e La forza del destino. A seguito della sua morte nel 2001, per via di liti tra gli eredi, è stato tutto nuovamente bloccato.

Nel corso del tempo, molti sono stati i provvedimenti a tutela di questo meraviglioso patrimonio musicale, tra cui l’ultimo il decreto regionale del 28 ottobre del 2008 che dice:

“rappresenta per fama, tradizione e contesto ambientale una collezione di eccezionale interesse, essendo formata da beni conosciuti e concernenti uno dei massimi musicisti italiani di ogni tempo”  e venga visto  “come un unicum irripetibile ed inscindibile con l’immobile che li ospita del quale costituisce arredo pertinenziale, essendo tali beni disposti all’interno della Villa così come Giuseppe Verdi li aveva collocati, come e dove si trovano oggi dopo oltre un secolo, secondo l’espressa volontà del Maestro”

Nonostante tutto, anche la stesura dell’elenco di questo tesoro verdiano è a cura della dottoressa Gabriella Carrara Verdi ed è stato riportato senza alcuna verifica.


 

Le domande che nascono a seguito di questa vicenda sono molte tra le quali: è utilizzato un giusto metodo di conservazione di questi manoscritti (a quanto sembrerebbe la risposta è negativa)? Può o deve intervenire il governo per portare alla luce questi documenti di immenso valore artistico? E’ giusto che per moltissimi altri compositori si abbia la possibilità di visionare gli scritti originali, ma non per Verdi?

Ora che questa situazione è tornata alla luce, si spera che presto avremo modo di avere un’apertura da parte degli eredi e che questo patrimonio artistico venga finalmente analizzato e valorizzato come meriterebbe.

 

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Luca

Baritono, amante dell'opera e di tutto quello che riguarda i social media. Nella mia vita non ho mai smesso di studiare e credo mai lo farò.

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