Vincenzo Costanzo: intervista al giovane tenore

Le parole di Vincenzo Costanzo, giovanissimo tenore, mi hanno subito fatto capire che le sue idee chiare sulla tecnica e sul suo modo di vivere il teatro, lo hanno già fatto diventare uno dei tenori più richiesti nel panorama internazionale e che sicuramente lo stanno guidando verso una carriera sfavillante. La sua tecnica, da lui definita “melocchiana”, gli conferisce quella sonorità tenorile limpida e luminosa che ricorda fortemente le voci del passato.

Leggiamo attentamente questa bella intervista al tenore Vincenzo Costanzo.


 

Ciao Vincenzo, iniziamo dicendo quanti anni hai.

Io sono nato il 5 ottobre 1991, quindi il prossimo ottobre 24. Proprio per questa mia giovane età a 21 anni ho vinto il Guinness World Record come il più giovane tenore al mondo ad aver interpretato ruoli verdiani, cantando la Luisa Miller a Busseto per il Bicentenario Verdiano. Prima di me il record era detenuto da Josè Carreras che a 24 anni aveva cantato Un ballo in maschera a Parma.

Come e perchè è iniziata questa tua passione?

Questa passione è nata con me perchè già all’età di 6 anni cantavo nel coro delle voci bianche del San Carlo di Napoli. Ho avuto una precoce muta della voce a 9 anni e già a quell’età sono uscito dal coro delle voci bianche per iniziare a studiare canto lirico. Infatti a 11 anni debuttai al teatro San Carlo in un opera contemporanea da solista. Ma il vero debutto avvenne più tardi all’età di 19.

Immagino che per cantare già così bene avrai trovato degli insegnanti molto bravi sin da subito.

Si, sono stato fortunato perchè ho incontrato nella mia carriera 3 maestri con la vera tecnica all’antica. Spiego meglio cosa intendo per “tecnica all’antica”: oggigiorno la scuola italiana è quella che fa la differenza ed è la più ricercata, purtroppo ora come ora non tutti la sanno insegnare, io invece ho avuto la fortuna di trovare questi insegnanti che veramente mi hanno aperto la gola permettendomi di avere un estensione molto lunga. Come diceva Mario del Monaco quando si canta devi avere la sensazione di essere come un tunnel in cui passa un treno, ossia che la gola deve essere completamente aperta, proprio per riuscire a tirar fuori tutta la voce. Essendo il canto una cosa innaturale (quando parliamo non impostiamo la voce), studiamo la tecnica in modo che all’esterno risulti il più naturale possibile, ma dentro si fa un grande lavoro tecnico.

Il mio primo insegnante fu Marcello Ferraresi, che è stato un tenore del passato molto bravo e figlio del celebre violinista Aldo Ferraresi, che fin dall’inizio mi disse di tenere la gola aperta. Poi ho studiato con Piero Giuliacci e Marco Berti.

Quali sono le tecniche che credi siano fondamentali per riuscire a cantare bene?

Da giovane ragazzo che studia tutti i sacrosanti giorni, secondo me bisogna avere prima di tutto la gola larga, la proiezione del suono e non stringere la voce nel naso, cosa che molto spesso i maestri fanno con i tenori. Molto importante è anche il recitar cantando, ossia la dizione, far quindi capire tutto quello che si dice. Noi siamo cantanti italiani e dobbiamo portare il canto italiano nel mondo. E’ fondamentale che i cantanti (soprattutto i tenori) facciano capire quello che stanno dicendo e questo li contraddistingue dagli altri cantanti stranieri. Le voci più belle, infatti, sono quelle che prediligono il colore e la dizione, come per esempio Pavarotti o Di Stefano.

Cosa ne pensa la tua famiglia e i tuoi amici che fai questo mestiere?

Premettendo che nessuno della mia famiglia è un musicista, devo dire che ho avuto la fortuna di essere stato cresciuto dai miei nonni che mi hanno insegnato l’educazione e il rispetto per le persone. In teatro questo è molto importante perchè il 90% delle persone vive con delle maschere davanti che non tolgono neanche nella vita di tutti i giorni. Invece io ho la fortuna (e a volte la sfortuna) di essere sempre schietto e onesto, caratteristiche che mi hanno sempre aiutato nella vita e per questo ho molti amici.

Ritornando alla tua domanda devo sottolineare che miei nonni mi hanno insegnato tutto. Parallelamente agli studi ho lavorato in campagna con mio nonno. Infatti, anche se non mi faceva mancare niente e si poteva permettere di mantenermi, voleva che, mentre studiavo, lavorassi con lui per poi darmi i soldi per le lezioni. Così mi ha insegnanto il valore dell’impegno e della fatica nel lavoro.

Quando sei all’estero senti nostalgia di casa, del mare, della tua terra?

Si, sento una forte nostalgia per i miei familiari, soprattutto per mio fratello minore con cui sono molto legato, ma sono nato per fare il cantante e giro il mondo anche per loro.

Oltre a questo mi manca la cucina di mia nonna che credo sia la più buona del mondo! Ho girato molti posti, ma come cucina lei, non cucina nessuno.

A volte anche l’aria del monte Sommo mi manca. Io abito a Somma Vesuviana e quando salgo su questo monte mi sembra di stare su un’altra dimensione. Mio nonno ha la campagna proprio li. Il silenzio assoluto, il vento che muove le foglie di albicocco.. le persone che sono sensibili percepiscono tutto questo come una cosa meravigliosa… forse è proprio questo che mi manca di più.

Quali sono i tuoi impegni futuri?

Ora vado a Firenze a fare Madama Butterfly, poi il 10 agosto vado a fare un concerto a Verona con Marco Berti, Ambrogio Maestri e Jessica Nuccio . Subito dopo vado a Palermo dove debutto la Bohème con Piergiorgio Morandi come direttore. Finisco li e vado a Berlino a fare Traviata, poi Nabucco a Las Palmas, Macbeth a Piacenza con Leo Nucci e molte altre cose che ora neanche ricordo.

Quale è stato il tuo vero ingaggio da tenore professionista?

Il mio primo ingaggio è stato a 19 anni al teatro Carlo Felice di Genova in Macbeth. Ho cantato per la mia prima volta in palcoscenico con “vocine” come Maria Guleghina, George Gagnidze e Roberto Scandiuzzi… mi sembrava di avere delle trombe nelle orecchie!

Qual è stata fin’ora la tua più grande soddisfazione?

La mia più grande soddisfazione è la Madama Butterfly al San Carlo di Napoli. Quando ho finito di cantare e sono uscito nel proscenio c’è stata un’ovazione. Sentire che il proprio teatro, il teatro della propria città ti applaude in quel modo è un’emozione unica. Infatti ho pianto.

Mi dipiace moltissimo di aver cancellato una Bohème che avrei dovuto fare sempre a Napoli, ma mi si accavallava con altre recite.

Un’altra grande soddisfazione l’ho avuta, sempre con Butterfly, poco tempo fa a Venezia. Ogni sera il pubblico mi ha regalato delle grandissimi emozioni. La Fenice è veramente un teatro magico!

Hai già avuto delle esperienze divertenti in teatro?

In giro dicono di me che io sono pazzo… [e scoppiamo a ridere]… una cosa pazzoide, tra le tante che ho fatto, è avvenuta ad un’antegenerale al San Carlo di Napoli. Quel giorno faceva un caldo pazzesco e il regista mi aveva dato un mantello così pesante che mi sentivo svenire. Allora ho tolto il mantello e il regista dalla platea con il microfono ha detto “Il tenore è fico.. si è tolto il mantello. Visto che ti sei tolto il mantello togliti anche la maglietta!” io che ho fatto? Mi sono tolto tutti i vestiti e ho cantato in mutande. Naturalmente tutto il teatro moriva dalle risate.

Oltre al canto hai altre passioni?

Una mia grande passione sono i motori. Ho cambiato proprio ora l’auto, mi piacciono le moto e i motori di alta cilindrata. Oltre a questo ho una collezione di orologi rari.

Prima di finire l’intervista il tenore Vincenzo Costanzo ha voluto concludere dicendo… 

Io credo molto nelle energie positive. Molte persone quando mi vedono mi domandano come abbia fatto, così giovane, ad avere questo successo ed io dico “ ho sempre risposto alle cattiverie con un semplice sorriso” perchè alla fine con un semplice sorriso e con le energie positive la negatività non mi tocca. Questo l’ho imparato nelle strade di Napoli e non in teatro, ma è proprio quello che mi serve per lavorare in questo ambiente.


 

Una bella chiacchierata questa con il tenore Vincenzo Costanzo, che mi ha fatto capire attraverso poche parole la sua maturità artistica e mentale.

Sicuramente molti cantanti già affermati, e non, potrebbero già attingere dalla semplicità e umiltà di questo giovane tenore e capire il segreto di ciò che lo sta rendendo grande.

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Luca

Baritono, amante dell'opera e di tutto quello che riguarda i social media. Nella mia vita non ho mai smesso di studiare e credo mai lo farò.

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